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      In fondo, essi non tengono alcun conto delle pratiche musulmane, che per essi sono una pura apparenza, in nulla rivelante il pensiero intimo dell'uomo interiore. Già nel secolo decimoquarto la voce di Scem-seddin, più conosciuto sotto il nome di Hafiz, proclamava in versi meravigliosi la morale umana al di fuori di qualsiasi formula mistica e di qualsiasi speranza di ricompensa. Ripetendo questi versi e qualche altra parola dei loro autori celebri, i Sufi manifestano all'occasione la loro indipendenza religiosa, che negli uni è puro scetticismo e negli altri s'allea alle speculazioni metafisiche. I Sufi sarebbero generalmente classificati in Europa fra i panteisti: essi credono all'unione intima di tutte le cose in Dio e, riconoscendo per conseguenza la propria divinità, vedono in sè stessi il centro di tutte le cose. I preti malevoli dicono che un certo numero di dottori sufisti raccomanda l'ebbrezza dell'hascis o dell'oppio, perchè nella vertigine del sogno tutto si confonde, tutti gli oggetti si trasformano, tutti i contorni si cancellano, perchè allora si torna a immergersi nel vago primitivo della divinità universale. I Persiani sono per lo più portati anche troppo a cercare l'estasi nell'ebbrezza, che danno i narcotici o le bevande ardenti, e a migliaia s'abbrutiscono, con foga incredibile tentando di contemplare il gran tutto dal fondo della loro propria demenza [317].
      La setta che, durante questo secolo, ha più profondamente agitato la società persiana, è quella dei babisti, giacchè essa non limitò la propria opera alla propaganda religiosa; la sua azione si fece sentire nella vita politica della nazione, e guerre civili accanite ne furono la conseguenza.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume IX - L'Asia Anteriore.
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1891 pagine 1124

   





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