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      Priva in gran parte del suo commercio e del suo lavoro, minacciata inoltre da nuove aggressioni e di cambiamenti politici prossimi, Erzerum è una delle città dell'Asia turca che hanno sofferto di più e dove le rovine occupano maggiore spazio. Il soggiorno ne è temuto dagli stranieri a causa dei rigori dell'inverno, e tutti quelli che possono, s'affrettano ad abbandonarla per una residenza più piacevole. Sita a 1,960 metri d'altezza, in una pianura senz'ombra e piena di paludi, essa ha per più d'una metà dell'anno le strade ostruite dalla neve; il vento l'ammucchia, intorno alle case e, per mantenere le comunicazioni da porta a porta, bisogna servirsi della pala per settimane intere; i disgraziati che vivono nelle capanne dei sobborghi, in pietra o terra battuta, chiudono l'unica apertura della loro tana per non morire di freddo. I viaggiatori, vedendo Erzerum d'estate, non possono generalmente immaginare quanto sia triste il suo aspetto durante i freddi; ammirano il bell'anfiteatro delle montagne, i coni regolari dei vulcani nevosi, i pendii fioriti delle colline e le grasse praterie delle bassure, dove vanno a rifarsi gli animali delle carovane. Il suolo della pianura, composto di ceneri eruttate dal cratere del Sishtscik e miste alle alluvioni fluviali e lacustri, è d'una estrema fertilità, che compensa gli svantaggi del clima d'inverno; le raccolte sono in generale copiosissime; per le sue ricche coltivazioni, il bacino d'Erzerum doveva essere un posto avanzato della civiltà in mezzo ai popoli nomadi.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume IX - L'Asia Anteriore.
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1891 pagine 1124

   





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