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      Egli cerca anche di spiegare queste onde parallele di sabbia, non coll'azione delle correnti atmosferiche, ma col movimento di rotazione della terra: spostandosi da occidente ad oriente, la superficie rigida del pianeta incontrerebbe una certa resistenza per parte degli strati mobili della sabbia, che riposa su di essa; a quel modo che nella zona equatoriale l'acqua degli oceani è in ritardo sul movimento della terra e dà così il primo impulso alle correnti. marittime, così nei deserti dell'Arabia, le sabbie, in ritardo sulla rotazione terrestre, si sposterebbero gradatamente da est ad ovest, sebbene con un'estrema lentezza.
      I fisici che percorreranno i deserti della Penisola dopo Palgrave, Blunt e Huber, avranno ancora da spiegare il modo di formazione dei fulgi od abissi che s'incontrano in gran numero nel Nefud e che discendono sino al suolo stabile, roccia, argilla od anche terra vegetale, attraverso tutto lo spessore delle masse sabbiose. Palgrave parla d'imbuti che avrebbero 240 metri; Blunt non ha trovato che 70 metri per l'altezza verticale del fulgi più profondo, nel quale sia disceso; Huber ne ha veduto uno di 80 metri, in fondo al quale sono scavati tre pozzi. In larghezza le dimensioni di questi abissi variano come in profondità; gli uni hanno qualche decina, gli altri qualche centinaio di metri. La loro forma normale non è quella d'un circo regolare a pendii d'eguale inclinazione; essi rassomigliano tutti alla traccia, che lascerebbe lo zoccolo d'un cavallo gigantesco; tutti hanno la loro convessità rivolta verso l'ovest o il nord-ovest, e, dalla parte dell'est, un burrone tracciato dal passaggio delle acque di pioggia.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume IX - L'Asia Anteriore.
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1891 pagine 1124

   





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