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      Rispetto alla coltura delle biade, basta ricordare come i paesi africani della costa del Mediterraneo erano in antico i granai d’Italia.
      Una delle più note particolarità del continente africano è la rapida vicenda della massima fertilità coll’assoluta sterilità. Le regioni sui declivi meridionali dell’Atlante sono rinomate per la loro ricchezza in piante dei datteri che vi formano grandi selve e una preziosa sorgente di rendita per gli abitanti. Ma segue tosto un totale mutamento nelle condizioni del suolo e del clima. Non appena oltrepassate le regioni intermedie delle oasi algerine e dei sebcas, nelle quali si versa la pluralità dei periodici flussi discendenti dai pendii dei monti, l’aridità diventa così completa che nessun albero può prosperare. Non vi si trova più che qualche misero cespuglio, dove qua e là una sorgente rende ancora possibile una stentata vegetazione. Il suolo è coperto da un’erba incolta (alhagi maurorum), che serve di pascolo ai cammelli e ai dromedari delle carovane. Quando una pioggia ha rinfrescato queste infocate solitudini, appare uno straordinario spettacolo: il terreno, che nell’istante precedente era ancora nudo ed arido, si copre con incredibile rapidità di un folto e verde tappeto, che però in breve ora dà luogo nuovamente alla primiera aridità. Una ulteriore sorpresa pel viaggiatore in queste regioni è la maestosa vegetazione delle oasi, la maggior parte situate in grandi deserti, nelle quali fresche sorgenti irrigano le ricche e floride valli di diversi gradi di monti.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume X parte I - L'Africa settentrionale
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1887 pagine 1017

   





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