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      Largo mezzo chilometro in media, scorre da prima verso maestro formando alcune rapide correnti; più giù si distende a dritta e a sinistra in vasti pantani pieni di canneti, ma il fiume serba la sua normale profondità fra i giunchi, e al di là delle paludi i due versanti della valle spiegano le loro praterie, i loro boschi e le loro valli. Ad un centinajo di chilometri dalle sue cascate il Nilo sbocca in un altro lago, il Gita-N’zige, chiamato lago Ibrahim dall’americano Chaillé-Long che lo scoprì nel 1875. È uno spazio d’acqua poco esteso, a paragone dei mari d’acqua dolce che possiede l’Africa centrale: occuperebbe uno spazio di circa 500 chilometri quadrati. In questa regione il Nilo riceve alcuni corsi d’acqua, fra gli altri il Luagierri, che nasce nelle colline dell’Uganda, non lungi dalla riva del N’yanza, e che Speke credeva un affluente di questo gran lago. L’esploratore inglese segnava sulla carta un terzo emissario, il Kafu, che si sarebbe ricongiunto al gran Nilo dopo un corso di circa 200 chilometri. Sarebbe stato un fenomeno straordinario quello di tre fiumi che vengon fuori da un medesimo lago per andare a ricongiungersi attraverso regioni di suolo ineguale; ma il Kafu, come il Luagierri nasce nelle vicinanze del lago, senza aver con esso comunicazione.
      Il Nilo appena entrato in uno stretto canale, all’uscire dal lago Ibrahim, si dilata di nuovo, dice Chaillé-Long, per formare un immenso pantano, che in media non ha che 3 o 4 metri di profondità ed è ricoperto di vegetazione, dove d’alberi, dove di foreste di canneti.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume X parte I - L'Africa settentrionale
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1887 pagine 1017

   





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