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      Generalmente presso i Bari i mercanti di schiavi reclutavano le loro ciurme di negrieri, ed il nome di cotesti banditi era temuto fin nelle vicinanze de’ grandi laghi. Ma le tribù bari hanno dovuto esse pure soffrir molto dalle incursioni di coloro che fanno la tratta, ed alcune parti del loro territorio ne sono state totalmente spopolate. Sapendo che la gran ricchezza dei Bari consiste in bestiame, e che essi si fanno un vanto di quei begli animali che dondolano le loro campane, come le vacche della Svizzera, i negrieri catturavano primamente le loro mandre, e per riscattarle i Bari recavano le proprie mogli o i loro figli, quando con una fortunata spedizione non avessero potuto impadronirsi delle famiglie di tribù vicine(215). La vacca è un animale quasi sacro per queste tribù del Nilo, e il suo sterco è considerato come dotato di virtù magica: esso entra come principale ingrediente nella cura delle piaghe. Presso le capanne dei Bari, del resto maravigliosamente pulite, la terra di argilla e di ceneri battute è sempre mescolata allo sterco vaccino, come sino a poco fa il suolo delle aie da trebbia nelle provincie francesi. Invece di accoccolarsi come la maggior parte degli altri Negri, o d’incrociare le gambe come gli Arabi, i Bari hanno l’uso di sedere sopra sgabelli dipinti in rosso.
     
      FABBRI BARI. Disegno di Slom, da una fotografia di P. Buchta. [vedi figura 173.png]
     
      Alcuni missionarii cattolici si sono affaticati lungo tempo fra i Bari, ma non hanno fatto molti proseliti. E per verità la condotta dei cristiani mercanti di schiavi non giova molto ad aiutare la propaganda dei preti.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume X parte I - L'Africa settentrionale
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1887 pagine 1017

   





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