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      Sulle rive stesse del Nilo, nello spazio compreso tra Maraui e Dongola Nuova, non si vedono che scogliere di grès; le roccie cristalline non ricominciano che alla terza cateratta. Colà le sporgenze della riva destra fanno parte delle catene che si sviluppano nella Nubia orientale; all’occidente esse si perdono ben presto sotto le sabbie, ed a breve distanza dal Nilo le sfilate di oasi si succedono, parallelamente al fiume; sotto questo aspetto la zona occidentale della regione nubiana contrasta assolutamente cogli spazi di oltre Nilo. Al nord del Uadi-Halfa, quasi rimpetto ai colossi di Ibsambul, s’apre una valle profonda, dominata dalle pareti nere o rossastre di antichi vulcani; è l’Uadi-Gehenna o «Valle della Gehenna», paese terribile che gli Arabi evitano come se bruciasse ancora(637).
      Nella Nubia occidentale, così come nella orientale, i grès si sfasciano rapidamente sotto l’influenza del vento, della pioggia, del calore, e si trasformano in sabbie mobili che le correnti aeree foggiano a dune o a pendii. Per più motivi, le sabbie dell’Africa ricordano le nevi delle grandi Alpi; esse si accumulano come la neve nelle depressioni e nelle fessure delle roccie, scivolano nei burroni in valanghe, sormontano le creste rocciose di una punta acuta, qua e là s’avanzano persino a piombo al disopra dei precipizi, formando strette cornici che la minima scossa fa crollare. Tra le dune e gli abitanti delle oasi, sul limitare del deserto, la lotta è incessante: le sabbie portate dal vento assediano gli alberi, ricoprono le colture, colmano le fontane, restringono il dominio naturale dell’uomo.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume X parte I - L'Africa settentrionale
di Elisée Reclus
Editore Vallardi Milano
1887 pagine 1017

   





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