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      Due anni dopo alcune pozzanghere non ancora evaporate ricordavano l'inondazione, ed i terreni sarebbero stati sommersi ben maggior tempo, se non si fossero adoperate le macchine a vapore per prosciugare i vari laghi formatisi qua e là.
      In tali immensi disastri naturalmente le popolazioni più forti ed attive lottano con maggiore energia contro il fiume e meglio riescono a proteggere le loro dimore dalle onde. Così durante le terribili piene del 1872 la piccola città industriale di Ostiglia riuscì a stornare la catastrofe, mentre tante altre località meno esposte erano devastate dalle acque. Questa città è fabbricata appiè del froldo privo d'opere avanzate di arginature secondarie, nelle cavità d'una baia contro la quale viene a battere la corrente. L'argine minacciava di cedere, ed immediatamente si diè mano a costruirne un secondo. Così si mettono in moto quattromila uomini validi, col sindaco e gli ingegneri alla testa, per recare fascine, piantare i pali delle palizzate, accumulare la terra. La notte non arresta il lavoro; file di torcie piantate in terra illuminano gli operai. A misura che si eleva il secondo argine, il primo è trasportato dalle acque che intaccano già il nuovo ostacolo. È una lotta ad oltranza fra l'uomo e gli elementi. Ad ogni istante gli ingegneri si domandano se non sia da dare il segnale della fuga. Ma quelli d'Ostiglia tengon fermo. L'esercito di lavoratori si divide: mentre gli uni consolidano il froldo già compiuto, gli altri costruiscono un terzo argine di difesa.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume V - Parte seconda - L'Italia
di Elisée Reclus
Società Editrice Libraria Milano
1902 pagine 794

   





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