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      Le discordie dei cittadini, che avevano assiepato di castelli tutto il contado, condussero i Vicentini a subire il dominio di Padova, breve di anni, ma ricordato con odio vivace per secoli, e quello degli Scaligeri; nel 1404 Vicenza si diede a Venezia e ne divise le fortune. Dopo le sofferenze patite durante le lotte della lega di Cambrai, la città fiorì ed ebbe gloria di artisti, di letterati, di munifici signori, che vi costruirono i palazzi, le ville, e gli altri edifici onde va superba fra le città italiche. Cadde con Venezia, fu al pari di essa contesa per anni tra Francesi ed Austriaci, e appena durante il regno italico ebbe alcuni anni di floridezza e di splendore. Il 5 novembre 1813 tornò all'Austria; la lunga pace, la feracità delle terre, la proscrizione di tutto ciò che potesse ricordare l'Italia e le libere istituzioni, addormentarono patrizi e popolani. Ma non sì, che dopo le presaghe adunanze del Congresso dei dotti nel 1847, Vicenza non insorgesse nel 1848, con prove di eroismo mirabile nelle giornate del giugno, cedendo solo alle forze soverchianti dopo il bombardamento e le stragi. Libera risorse a poco a poco e tornò fiorente di industrie, a capo di un ubertoso territorio. Aveva avuto in ogni tempo illustri figliuoli, tra i quali basti ricordare Giambattista Roberti e Giuseppe Barbieri, Giangiorgio Trissino, Luigi Da Porto e Valerio Belli, Vincenzo Scamozzi e Andrea Palladio, Jacopo Da Ponte e il Mantegna, Jacopo Cabianca e Giacomo Zanella ed ebbe feste celebrate e singolari, specie le corse del palio e la rua, una torre di legno carica di gente che si portava o trascinava per le strade.


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Nuova Geografia Universale. La Terra e gli uomini
Volume V - Parte seconda - L'Italia
di Elisée Reclus
Società Editrice Libraria Milano
1902 pagine 794

   





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