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      Non vi prenda maraviglia, ottimo Abate, ch'io m'intrattenga con tanto zelo a ragionarvi dell'autore del libro Dell'imitazione di Cristo: incontrerete altri e non pochi in Italia, che ve ne parleranno col medesimo affetto.
      Presso Padova, nel cospicuo monistero di Praglia, il monaco benedettino Buzzone per molti anni volse l'animo a raccogliere in gran copia le edizioni a stampa di questo santissimo libro; e Murano, l'isoletta che fu prigione a Silvio Pellico, ne ha una raccolta più abbondante nell'antico ospizio di S. Michele. Inoltre un viaggiatore inglese narra nel Galignani (giugno 1859), che in Vercelli, mentre ardeva la mischia fra Italiani ed Austriaci sulle prossime rive della Sesia, un canonico nell'archivio capitolare gli mostrava il codice De Advocatis, e si riscaldava a provargli che l'autore di quel libro era il Gerson vercellese; e tutto ciò faceva il buon canonico con animo sereno, come se allora la guerra non tonasse alle porte della città.
      Questi particolari dimostrano la riverenza profonda degl'Italiani al libro Dell'Imitazione, fatta più viva dalla maggior frequenza di lettori, allettati dall'elegante versione italiana dell'abate Cesari.
      Caro Abate, non vi maraviglierete dunque che anch'io, come il monaco di Padova e il canonico di Vercelli, porti singolare affetto al Gerson che fu il fondatore di questo chiostro, e che forse meditò il celebre libro nella prossima chiesa che andremo a visitare.
      - Ammiro, sclamò l'Abate, l'ossequio degl'Italiani al pio libro su cui tanto si è disputato.


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La Dora
Canti e prose
di Giuseppe Regaldi
Tipogr. Sebastiano Franco Torino
1864 pagine 263

   





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