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      L’arte di fabbricar vascelli non dovette essere men coltivata e accarezzata tra i nostri, di quello che fosse l’arte di costruire edifizj; anzi è a credere, che godesse il privilegio di una maggiore anzianità. Una popolazione, che non possedeva nè terreni, nè miniere, sarebbesi ridotta ben presto all’estrema miseria, se non avesse pensato ad introdurre per via de’ fiumi e del mare un’utile corrispondenza con altre nazioni. I nuovi abitanti abbastanza felici par aver salvato il loro oro dagli artigli de’ barbari, tosto portarono lo sguardo sul globo intero, e dissero: «Sia pur l’acqua il nostro principal elemento, e sia sul mare la nostra dimora; noi di tutto godremo mediante il traffico e la navigazione: volgeremo a profitto nostro l’indolenza e l’attività, la schiavitù e l’indipendenza, l’opulenza e la povertà; pur essi i vizj e le virtù degli uomini dirigeremo a vantaggio nostro.» Queste idee così ardite furono il primo passo verso la navigazione ed il commercio. Il ricco vide una nuova sorgente di ricchezza; il povero un nuovo mezzo di sussistenza assai maggiore che quello della caccia, della pesca o del picciolo traffico fluviale; ed entrambi concorsero a formare un popolo di navigatori e commercianti. Alle piccole barche vennero sostituite da prima delle maggiori, e poscia vennero messi in mare navigli capaci di trasferirsi con grossi carichi di mercanzie in paesi ancor più lontani, e di resistere a viaggi di più lungo corso sopra questo formidabile elemento. Fu allora che i nostri isolani si avvidero, che un popolo non può essere navigatore, nè commerciar in grande, senza avere una forza armata che imponga rispetto, e che castigar possa l’altrui violenza e cupidigia.


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Origine delle feste veneziane
(6 volumi)
di Giustina Renier Michiel
Tipografia Lampato Milano
1829 pagine 712