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      Arrivato all’isola di san Clemente vi trovò il Bucintoro, e un immenso numero di barchette venute ad incontrarlo, e a scortarlo a Venezia quasi in trionfo. Esso vi arrivò li 5 ottobre dell’anno medesimo 1354. Il dì seguente nella chiesa di san Marco ottenne il possesso della suprema dignità; indi fu coronato nel pubblico palazzo tra gli applausi universali. Per buona ventura sul principio del suo Ducato era tornata la tranquillità esterna, e ciò era un buon preludio di durevole felicità; ma non andò guari, che una burrasca civile intorbidò sì sereno orizzonte.
      Parlando altrove del giovedì grasso, dicemmo esservi stato costume che la sera nel palazzo Ducale si desse un festino a tutta la nobiltà. Giunto tal giorno, il Doge, quantunque assai vecchio, non trascurò di far l’apparecchio non meno elegante che magnifico. La Dogaressa (così chiamavasi la moglie del Doge) lungi dall’essere attempata come il marito, era anzi giovane, bella e amabilissima: essa dunque sostenne gli onori della famiglia con mirabile disinvoltura. Tra i nobili intervenuti alla festa, ve n’ebbe uno per nome Michele Steno, il quale andava perduto per una giovane dama, che brillava a questa festa sopra le altre bellezze. Per isciagura lo Steno all’ardor della passione accoppiava un carattere temerario e sconsigliato. Costui pertanto si permise certe confidenze colla sua amica, che fortemente dispiacquero al Doge, siccome un oltraggio fatto a sè, ed alla dignità del luogo; e perciò egli medesimo ordinò che senza altri rispetti il gentiluomo fosse fuori scacciato.


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Origine delle feste veneziane
(6 volumi)
di Giustina Renier Michiel
Tipografia Lampato Milano
1829 pagine 712

   





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