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      Isarello non lasciò nulla d’intentato per persuaderlo dell’esito felice della sua temeraria impresa, e per mostrarsi veramente esperto nel saperla dirigere. La conferenza durò sino quasi a giorno, e si separarono giurandosi scambievole fedeltà e silenzio.
      Per varie altre notti in seguito si ragunarono; e benchè il numero de’ confidenti ogni dì più si accrescesse, non v’ebbe però alcuno che ne pigliasse sospetto, e ancor meno che traspirasse ciò, di che si trattava. Finalmente ogni cosa ordinata secondo il piano d’Isarello, non altro mancava che porlo ad effetto, e stabilirne il giorno. Si destinò il dì 15 aprile. Ma prima di sviluppare la fine di questa terribile catastrofe, sarà utile che il lettore apprenda una particolarità propria del costume de’ Veneziani, la quale ebbe in quest’occasione un’immediata influenza sugl’interessi della Reppubblica.
      In Venezia adunque regnò l’uso costante, che ciascun patrizio avesse tra il popolo uno o più cittadini, de’ quali chiamavasi il protettore; e questi da quel punto divenivano suoi divoti, assumendo il tenero nome di sue creature o amorevoli. Così non men gli uni che gli altri consacravano al mutuo interesse non solo i soccorsi tutti ch’erano in loro potere, ma quelli ancora di tutta la famiglia. Era questo uno scambio di utili uffizj tra padroni e amorevoli. Anche la storia antica porge qualche consimile esempio, ma che però non ha tutta l’estensione, nè tutta l’ingenuità del costume veneziano. Gli amanti della Grecia erano giovanetti eguali tra essi di condizione, nè i lor doveri si estendevano oltre la loro falange; d’altronde (sarà forse calunnia) ma quell’alleanza ci lasciò certe idee dalla morale e dalla filosofia riprovate; giacchè le passioni le più sensuali, per quanto dicesi, vi ci avean molta parte.


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Origine delle feste veneziane
(6 volumi)
di Giustina Renier Michiel
Tipografia Lampato Milano
1829 pagine 712

   





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