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      Ignorava ancora ciò che il Conte poteva esigere dalla mia compiacenza, e attendeva impazientemente la comunicazione de' suoi progetti.
      Dopo le mie promesse, egli non mi parlava più nelle sue lettere de' suoi disegni; quando ne riceveva, le apriva con apprensione, vi cercava l'importante secreto di cui egli mi doveva istruire, ma in luogo di spiegarsi su quest'importante affare, riempiva i suoi fogli con delle dichiarazioni di tenerezza, con de' giuramenti novelli e con delle sicurezze reiterate della sua fedeltà. Mi scongiurava di viver tranquilla e di mostrare della condiscendenza per i desideri del di lui genitore; mi faceva sovvenire della mia promessa, mi esortava alla costanza, e mi giurava ch'io non sarei giammai miledy Arundel, né Sofia contessa d'Anglesey.
      Frattanto i giorni passavano, il momento fatale si avvicinava, gli articoli erano sottoscritti, le permissioni ecclesiastiche ottenute. Ho veduta in fine arrivare la vigilia della celebrazione del mio matrimonio, senza essere punto instruita come avrei potuto evitare l'indomani di ricevere a piè dell'altare un titolo, di cui la sola idea rivoltava tutti i miei sensi.
      Un concerto di voci e d'istromenti precedé la cena in casa di lady Lattimer. Al momento in cui si univano nella sala, ella mi chiamò, e dandomi un portafoglio, m'instruì che conteneva cinque biglietti di banco del valore ciascuno di mille lire sterline; in questa somma, di cui Miledy era depositaria, consistevano tutte le mie facoltà, e dovevano legalmente passare nelle mani di milord Arundel; ma quest'uomo ricco e generoso voleva ch'io ne fossi padrona, e che a mio piacere ne disponessi.


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Istoria di Miss Jenny
di Marie Jeanne Riccoboni
pagine 285

   





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