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      La consequenza è chiara: perche bisogna (secondo voi) levar via i gradi dell'infinita tardità con altri di rispondente velocità; se dunque nella linea inclinata si acquistano sempre gradi di velocità, e parimente nella perpendicolare, in quella tanti saranno di più, quanto che il spatio è più longo. O almeno saranno egualmente veloci quei moti, già che l'uno e l'altro hanno superata la quiete, ò tardità infinita e sono pervenuti ad un medesimo segno. Et essendo queste cose impossibili (anco secondo voi, che minuite la velocità dalla diversità de' piani acclivi e declivi, & in ciò dite bene), seguita che non per la cagione assegnata da voi si velociti il moto. Potrebbe bene la vostra dimostratione applicarsi per conoscere che si passino nel moto locale parti infinite di spatio, cominciando sempre dalle minori; ma per ciò, indurre più e più velocità non vale, perche le predette parti si passano in ciascun moto, come vi ho detto. Ma veniamo pur alla sesta.
      6. E prima vi dico, che la vostra applicatione e la conseguenza insieme non sono buone, cioè che gli elementi, ò altri corpi, che si movono circolarmente, non possino moversi di questo moto se prima non si siano mossi di moto retto: Dite che nella linea inclinata si và sempre ritardando il moto (è vero, & è manifesto senza dimostration matematica), e che giunto alla linea orizontale, non vi essendo più moto retto, il mobile si volge in giro: e questo è falsissimo, perche, se quando è vicino alla linea orizontale, il moto nella linea grandemente inclinata è tardissimo e vicino al non essere; come può da esso procedere, come suo proprio natural effetto, un moto totalmente diverso, e veloce? forse un contrario e quasi estinto produce effettivamente l'altro contrario vigoroso? e pur, secondo voi, il moto retto, & il circolare sono contrari; ò siano grandemente diversi, che basta.


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Esercitazioni filosofiche
di Antonio Rocco
Appresso Francesco Baba Venezia
1633 pagine 230