Pagina (114/230)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ditemi per cortesia. Queste piccolissime superficiette sono fra loro continuate, ò no? se sono continuate, saranno una sola, onde è mero placito chiamarle molte e diverse. Se non sono continuate, la totale non sarebbe una superficie, ma una aggregatione di molte diverse e discrete, à guisa di una quantità di scagliette insieme unite. Mi direte, esser continuate certo, ma però di sito, e di rilievo ineguale, secondo la qual situatione diversa possono chiamarsi superficiette diverse; come accaderebbe in un muro riccio, in una carta rustica, &c. Siavi pur concesso questo, & à vostro beneplacito in tali corpi si facciano queste reflessioni per le vostre molte superficiette, dalla diformità delle quali nasca la uniformità del riflesso, e sia la cagione deterior dell'effetto; ad ogni modo voi non discorrete dottrinalmente; poi che dovendo parlar in universale, vi ristringete ad alcuni particolari: à guisa di chi volesse provar, tutti gli huomini di una Città esser ciechi, perche ve ne habbia visti tali al numero di otto, ò diece. Nelle superficie, dunque liscie e non trasparenti, delle quali se ne trovano innumerabili, non potrete assignare queste diverse superficiette ne per discontinuatione, ne per inegualità, e pur in esse si fa per ogni parte pienamente il riflesso, dunque non fu la causa adeguata questa numerosità di finte superficiette, e per conseguente i vostri discorsi non sono scientiali(5). Et io direi (rimettendomi sempre à chi sà dire, & intender meglio), che il non riflettersi il lume, eccetto che da una parte, ne i corpi tersi, e trasparenti, non divenga in conto alcuno dalla unità della superficie totale, perche ciò accaderebbe à molti altri corpi, che non accade, come hò detto.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Esercitazioni filosofiche
di Antonio Rocco
Appresso Francesco Baba Venezia
1633 pagine 230

   





Città