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      Oltre che il lume, forse per se stesso non è attualmente caldo, ma solo producitor di caldo per i raggi retti, ò riflessi; onde, torno à dire, quella vicinità più tosto gioverebbe che non pregiudicarebbe alle generationi. Questo dico per mio discorso e secondo le ragionevoli positioni Filosofiche; ma discorrendo contra di voi, con i vostri medesimi principij, vi dico, non esser vero (anzi lo dite voi) che la Luna sia più vicina al Sole che la terra per sempre, conciosiache, raggirata nel proprio orbe circa la terra, per la metà del suo corso è lontana da esso più che la terra quanto è il semidiametro della terra, dell'acqua, dell'aria e del fuoco, overo di tutto quel spatio che si chiude fra la sfera terrestre, e l'orbe lunare: il che intendete di mostrar con la vostra figura nel terzo vostro Dialogo à carte 320. onde per questa causa in essa Luna meglio che nella terra, almeno in qualche tempo, si farebbono generationi. Non voglio improperarvi il contradirvi.
      24. Che finalmente (per vostra seconda ragione) nella Luna non si facciano nubbi, perche si vedrebbono, ò asconderebbono alcune parti di essa &c. È verissimo (rispondo) che ivi non si producono nubbi; ma che si potessero da noi conoscere, o che fussero d'impedimento per veder le parti di questo pianeta, quanto a lor stesse solamente, non lo tengo per certo, perche se le nuvole saranno attratte dal Sole dalla parte di sopra, cioè verso il Sole medesimo, al nostro Zenit supremo, oltre la Luna, dalla Luna medesima, posta fra noi, e quelle nubi, si occultarebbono; se lateralmente, non ci impedirebbono la vista; se direttamente verso noi, si accosterebbono verso le nostre, ed in questo modo non lo distingueressimo, ancorche fussero più alte o più lontane da noi che le nostre ordinarie, già che rimirate per linea retta con le nostre, non potrebbono lasciar conoscere la distanza, onde le stimaressimo nuvole attratte dalla terra; & (in una parola) non sapressimo distinguerle, e perciò o che non vedressimo la Luna, o quando la vedessimo sarebbe necessariamente sereno e delle nostre nuvole e delle sue; & ecco il vostro eterno sereno, della Luna, che non è mai tale se anco non è sereno à noi.


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Esercitazioni filosofiche
di Antonio Rocco
Appresso Francesco Baba Venezia
1633 pagine 230

   





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