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      Seguirono altri due giorni senza alcuna notizia se non le poche, contradittorie, stampate dai giornali; brutto segno, comunque, la loro stessa incertezza. E quel vuoto pauroso che le si faceva d'intorno, amici in prigione, altri celati, altri timorosi di recarsi da lei! Il 4 di luglio, mentre la White veniva senz'altro arrestata,(362) la polizia si presentava a perquisire la casa di Enrichetta sotto pretesto che essa «si faceva centro dei complici del tentativo di sommossa avvenuta in questa città la notte dal 29 al 30 p. p. Giugno per diramare le notizie dell'andamento delle cose ai diversi complicati». Al primo scorgere gli sbirri, Enrichetta tentava invano di far sparire, gettandole dalla finestra, due lettere, una delle quali compromettente per l'amica inglese. La polizia le sequestrò insieme ad altre due lettere di Cosenz, a varie ricevute sospette e a una nota cifrata. La povera donna, pur intuendo quel che la perquisizione significava per lei, ebbe la forza di rispondere con disinvolta accortezza alle domande rivoltele. Passarono altri sei giorni d'inferno: l'11 luglio venne il colpo di grazia. In quel giorno — riferí poi la torinese Gazzetta del Popolo (16 luglio) — «si recavano in casa della Signora Di Lorenzo il Giudice del sestiere S. Vincenzo; il Vice console di Napoli ed il loro codazzo. Il giudice appena entrato disse per tutto saluto alla sconsolata compagna di Pisacane, che essendo morto Carlo Pisacane egli doveva mettere i suggelli alla sua roba nell'interesse dei suoi eredi: ed il vice console profittando dello sbalordimento, del dolore della Signora, si recò nella camera da letto, ne frugò ogni cosa, ne trasse delle lettere.


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Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano
di Nello Rosselli
pagine 502

   





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