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      Partiti estremi si sforzano di turbarlo, eccitando interessi, passioni, pregiudizi. Spetta ai signori prefetti rendere vana l'opera sovvertitrice col prevenire ogni disordine»(372).
      I primi tumulti si verificano il 26 dicembre tra i contadini del Veronese; si allargano quindi rapidissimamente alla Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia. La «Gazzetta ufficiale» del 1° gennaio, per tranquillizzare il pubblico turbato dalle notizie esagerate, fa noto che «in dodici province l'applicazione del macinato non ha dato luogo a inconvenienti. In altre province si manifestarono dei torbidi che fortunatamente non ebbero serie conseguenze»; ma si parla gią di alcuni morti in quel di Reggio Emilia. Nei giorni successivi le cose si aggravano. In molte localitą i mugnai, i quali dovrebbero esigere il sopraprezzo sulla macinazione, o fanno causa comune coi rivoltosi o, nel timore d'avere a subire le conseguenze dell'ira popolare, chiudono i mulini. Qua e lą si parla proprio di «sciopero dei mugnai»(373). Torme di contadini invadono in Emilia municipi e mulini, si precipitano tumultuando nella cittą di Parma, mentre le campane suonano a stormo. A Pavia tutti i fornai ricevono una circolare inviata da un Comitato rivoluzionario che li invita a rifiutare qualsiasi accordo con le autoritą, a desistere da ogni trattativa onde non ricadano sopra di essi le conseguenze del loro «passo mal fatto»(374). Tumulti sanguinosi si verificano nei dintorni di Pontassieve e nelle province di Torino e di Bologna; piś gravi nelle province di Reggio Emilia e Parma.


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Mazzini e Bakunin
di Nello Rosselli
pagine 458

   





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