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      Liberatosi alla lesta del programma mazziniano e accertata la necessità di un profondo mutamento nell'ordine sociale, Bakunin afferma che non si può ormai fidare che nell'attuazione del programma collettivista-federalista, di quel programma cioè che, mirando ad abolire piuttosto che a modificare lo Stato e a lasciare che il popolo si ordini liberamente dal basso all'alto, può definirsi anarchico. Esso rappresenta una delle molte tendenze, che hanno diritto di cittadinanza nell'Internazionale e si realizzerà appunto - almeno cosí Bakunin spera - attraverso il trionfo dell'Internazionale: giusto è dunque occuparsi delle filippiche che Mazzini ha nuovamente scagliato contro quell'associazione. Egli, fra l'altro, la accusa di negare la patria. Che si intende per patria, per nazione? Mazzini intende quel nucleo che ci è stato dato da Dio perché tra fratelli affini a noi per lingua, fede, tradizioni, aspirazioni, interessi si trovi un valido aiuto nel compimento della propria missione. Ma in qual paese mai si riscontra questa identità di aspirazioni, tradizioni, ecc.? In Italia, dice Bakunin, si posson distinguere almeno cinque nazioni diverse, se tale è la definizione di nazione; e cioè: 1) il clero; 2) la nobiltà e l'alta borghesia; 3) la media e la piccola borghesia; 4) il ceto operaio; 5) il ceto contadino; cinque nazioni in quanto sono caratterizzate e distinte da condizioni di vita, tradizioni, aspirazioni e interessi nettamente diversi.
      La nazione come la intende Mazzini è in realtà il simbolo della non libertà, della unione forzata, della sottomissione delle classi piú numerose agli interessi di quelle privilegiate.


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Mazzini e Bakunin
di Nello Rosselli
pagine 458

   





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