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      (765) Insospettito dell'animosità che, nelle lettere private e non, Engels e tutto il Consiglio di Londra dimostravano contro Bakunin, influenzato dal circolo di amici di quest'ultimo al quale, in sostanza, si riduceva il movimento internazionalista in Napoli, poco soddisfatto di certe risoluzioni della Conferenza di Londra, Cafiero volle veder chiaro nella faccenda. E si recò a Locarno per conoscere Bakunin, esporgli francamente alcune accuse che si facevano circolare contro di lui, invitandolo a spiegarsi, conoscere insomma il suo modo di pensare (20 maggio 1872). Il 21 maggio il russo segnava sul suo diario: «Tutto il giorno con Fanelli e Cafiero; alleanza ben stretta»; e il 24: «Conversato con Armando (pseudonimo di Cafiero). Piano di organizzazione abbozzato». L'intesa tra Engels e Cafiero si era prolungata perché quest'ultimo equivocava sulle idee del primo. Cafiero era, per istinto, il seguace-tipo di Bakunin. Il 12 giugno spedí all'Engels una lunga lettera (riveduta - pare - dal Bakunin), nella quale annunciava il suo passaggio al campo nemico. Eccone qualche passo: «Il vostro programma comunista è, per me, nella sua parte positiva una grossa assurdità reazionaria... Tutti vogliono conquistare, o meglio, rivendicare il capitale alla collettività, ed all'uopo si propongono due modi diversi. Gli uni consigliano un colpo di mano sulla rocca principale - lo stato - caduta la quale in potere dei nostri, la porta del capitale sarà aperta a tutti; mentre gli altri avvisano di abbattere tutti insieme ogni ostacolo, e d'impossessarsi, di fatto, di quel capitale che si vuole assicurare per sempre proprietà collettiva.


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Mazzini e Bakunin
di Nello Rosselli
pagine 458

   





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