Pagina (65/380)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Egli riteneva ormai: a) che, nonostante le innegabili colpe del principe nella fase preparatoria della rivoluzione, non sussistessero a suo carico elementi di tale gravità da giustificarne l'esclusione dalla successione al trono sabaudo; b) che la situazione dinastica, considerata in se stessa, rendesse ad ogni modo estremamente sconsigliabile tale esclusione, anche se operata, secondo l'opinione e il desiderio prevalenti(81), a beneficio del diretto discendente di Carlo Alberto; c) che, nonostante i fieri propositi per allora nutriti da Carlo Felice, questi avrebbe o prima o poi accordato al Carignano il definitivo perdono; d) che, ammesso che Carlo Alberto avesse dovuto un giorno regnare, sarebbe stato opportuno di non prolungare di troppo il periodo della sua «disgrazia» ufficiale(82). Tale il suo punto di vista, tali le direttive alle quali, nei mesi seguenti, egli ispirò la sua molto prudente, ma non meno tenace azione politica(83). Conosciuto un po' meglio il nuovo sovrano, lo Hill non tardò a comprendere come, «nel caso che S. M. potesse un giorno disporsi a perdonare il principe di Carignano, sarebbe stato suo desiderio che questo atto apparisse (compiuto) interamente di sua propria iniziativa»(84). I governi alleati potevano dunque (e forse dovevano) adoprarsi a vantaggio di Carlo Alberto, procurando di aiutarlo a vincere i sincerissimi scrupoli del re di Sardegna; ma non mai illudersi di poter indurre quest'ultimo a un non sentito perdono: a meno che non si decidessero - ipotesi assurda - a forzar su di lui la volontà dei piú forti(85).


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Saggi sul Risorgimento
di Nello Rosselli
pagine 380

   





Carlo Alberto Carlo Felice Carignano Carlo Alberto Hill Carignano Carlo Alberto Sardegna