Pagina (221/380)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Bene, del resto, perché in tal modo a poco a poco perdevano l'abito dell'opposizione di principio e si preparavano alla diretta amministrazione del paese)(424), era dunque cosí rigida tale osservanza che, 1° dicembre 1862, si trovò enorme e contro ogni consuetudine parlamentare, e anzi offesa nuova e gravissima al Parlamento, che il Rattazzi, in difficoltà per i postumi di Aspromonte, liquidasse il suo ministero senza aspettare il voto prammatico di condanna della Camera.
      Ricasoli, tra gli uomini della Destra, fu forse quello che piú sentí la necessità di addivenire a un accordo pacifico con il Vaticano, che tranquillasse la coscienza degli italiani cattolici e assicurasse il libero sviluppo cosí agli interessi spirituali e materiali della nazione italiana, come a quelli della Santa Sede. Ai suoi progetti di sistemazione di tali questioni teneva piú che a ogni altra cosa. Sui primi del 1867, essendo egli al potere, l'opposizione di Sinistra suscitò in tutto il paese rumorosissimi comizi popolari contro un progetto di legge da lui presentato sulla libertà della Chiesa e la liquidazione dell'asse ecclesiastico. Ricasoli, l'uomo del «reprimere, non prevenire», l'uomo che aveva bollato (febbraio 1862) il sistema preventivo come «proprio specialmente del governo dispotico», dimenticò per un istante i savi principî e si permise di ordinare ai prefetti che vietassero tali comizi. Non l'avesse mai fatto! La Sinistra gli sollevò un tale putiferio nella Camera, seppe cosí bene rinfrescargli la memoria sui canoni da lui medesimo enunciati intorno alla politica interna dei governi costituzionali, che - definite «teorie russe» le sue deboli giustificazioni - lo costrinse alle dimissioni.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Saggi sul Risorgimento
di Nello Rosselli
pagine 380

   





Parlamento Rattazzi Aspromonte Camera Destra Vaticano Santa Sede Sinistra Chiesa Sinistra Camera