Pagina (48/184)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      I due tentativi revisionistici di qualche importanza che si ebbero dopo il ’900, furono il riformista e il sindacalista rivoluzionario, che, a malgrado le profonde discordanze pratiche, erano mossi da preoccupazioni di ordine simile. Entrambi – ma piú il secondo che il primo – dichiaravano necessaria una profonda revisione che per certi lati equivaleva ad un abbandono; entrambi, antideterministi, tendevano ad una rivalutazione delle forze e dei valori morali. Ma entrambi troppo politici, troppo settari, troppo in funzione delle accanite lotte di tendenza, troppo preoccupati di ricavare ad ogni costo dal marxismo elementi di conforto delle proprie tesi pratiche.
      In una prima fase, sotto l’impressione della libertà di fresco conquistata e del prorompente moto operaio, si tentò di affermare, ad opera dei migliori elementi della vecchia guardia socialista (Bissolati, Bonomi, Cabrini e, solo in parte, il Turati) una revisione di stile bernsteiniano, con qualche accenno a una possibile esperienza laburista che adeguasse piú strettamente il movimento alla realtà della situazione italiana. Ma, se si prescinde da studi pregevoli su questo o quell’aspetto della dottrina e da una lodevole preoccupazione per i problemi pratici, si deve riconoscere che la revisione riformista italiana, professata a mezza bocca, e accompagnata, specie dai capi politici, da prudenti riserve e distinzioni, non solo non aggiunse nulla di sostanziale a quanto già aveva detto il Bernstein, ma non incise menomamente le masse.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Socialismo liberale
di Carlo Rosselli
pagine 184

   





Bissolati Bonomi Cabrini Turati Bernstein