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      Assomigliavano a chi, fornito di fibra delicata e straordinariamente eccitabile, si sente dominato da un mal essere che non sa spiegare, e volendone assegnare la causa all'aria, alla stagione, a qualche cosa insomma, si vede invece contraddetto dal limpido sole e dalla serenitą del cielo e dall'allegria di quanti lo circondano, i quali si lodano e del tempo e del sole e dell'aria. Tale era la condizione in cui versava la maggior parte delle intelligenze squisitamente acute che vivevano alla metą del secolo passato. Del resto, nemmeno Voltaire sapea precisamente quel che si volesse, quantunque fosse il pił maturo di tutti; nemmeno Diderot, che si agitava in un'assidua contraddizione e, se parlava chiaro negli intimi sfoghi cogli amici, smarriva il coraggio quando trattavasi di stampare quel che pensava; nemmeno Rousseau, il quale non faceva che accusare un gran dolore senza saper indicarne il luogo. Al pari di costoro, che, per l'ardimento sin colpevole delle loro opere, dovevan poi salire al pił alto fastigio della rinomanza, un numero non piccolo d'uomini ignoti e dalle circostanze condannati all'oscuritą perpetua discutevano e si disfogavano ne' parlari privati; anzi era codesta massa di uomini ignoti che somministravano la materia, e venivano a determinare i propositi di quelli chiamati a capitanarli. Ed uno di tali uomini, che nel sentire e nel considerar le cose, non era inferiore a quegli ingegni predestinati all'immortalitą, era Lorenzo Bruni, che forse avrebbe potuto spiccare sul fondo del suo tempo fra i pensatori pił audacemente liberi, se invece di suonare il violino in tutte le orchestre delle principali cittą di Europa, avesse atteso agli studj con volontą costante, e avesse avuto pazienza di sopportare il burbero padre.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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