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      - Ma dal momento che il signor Lorenzo, che non era uno sciocco nč un buontempone, pur in quell'affanno in cui versava, erasi recato a far visita al Londonio, dove sapeva che di solito si riuniva una congrega di pittori, bisogna bene che ne abbia avuto la sua ragione. - Stiamo dunque attenti a tutte le sue parole, e non perdiamo la traccia de' suoi passi.
     
     
      IV
     
      Lorenzo dunque era tutto preoccupato del suo gran pensiero, il quale aveva due intenti: quello di far sfolgorare all'aperto l'intatta onestā della sua Gaudenzi, e quello di tirare in campo una gran dama, di mettere in pubblico quel che era successo in segreto, di tal maniera che, nč per protezioni, nč per deferenze, nč per privilegi nč per sotterfugi, non riuscisse pių possibile di salvare da uno scandalo solenne i due blasoni del casato lombardo della contessa, e del casato ispano del conte colonnello. Costretto pertanto a fermarsi lā, tra quegli allegri compagnoni del pittor Londonio, e ridere insieme cogli altri dei piacevolissimi racconti di lui, si tormentava del tempo che passava inutilmente, e che era preziosissimo per la natura del suo disegno. - Egli aveva bisogno di trovarsi un momento a solo col Londonio, e, non volendo dar nell'occhio, gli conveniva aspettare che quella compagnia si sciogliesse. Buon per lui che il Londonio entrō a dire:
      - Orsų, amici, a momenti sarā qui a pigliarci il carrozzone per andare al corso di porta Romana; non v'č tempo a perdere e bisogna vestire la divisa dei Foghetti, perchč mi preme la riputazione.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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