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      Il lettore si avvedrà come lo stile di queste ultime parole di Galantino faccia un po' di sconcordanza coi modi eleganti del suo primo presentarsi; ma un giovane che era nato da un carrozziere, ed era cresciuto tra le gambe de' cavalli, e dai dieci ai vent'anni non aveva fatto altro che correre, facendo a gara con essi, bisognava bene che di tanto in tanto, a sua insaputa, e ad onta della sua straordinaria attitudine a saper uscire da sè stesso, lasciasse tuttavia trapelare fra poro e poro l'acre odor di cipolla.
      Se non che la contessa non lo lasciò continuare, e soggiunse:
      - In conclusione, per qual fine voi oggi siete venuto da me?
      - Per due oggetti.
      - Quali sono?
      - Uno è dedicato all'ottima signora contessa, e s'inchinò; l'altro deve fruttare interamente per me; e del resto, una mano lava l'altra.
      - Non vi comprendo affatto.
      - Mi lasci parlare, e vedrà la signora contessa, che forse le verrà fatto di capirmi.
     
     
      XII
     
      A queste parole donna Clelia si alzò, fece alcuni passi, e si recò in sull'uscio, con aria sbadata in apparenza, ma per vedere se qualche servitore fosse lì presso; poi ritornò all'obliqua scherma di quel dialogo, disposta a parlar chiaro e a non lasciarsi intimorire.
      - Sentiamo dunque, ella disse, qual'è la cosa che pretendete usufruttare per voi.
      - Una cosa semplicissima, signora contessa, ed è questa, che, dal momento che in Venezia ella è la sola che sappia quel che io sono stato una volta, voglia così aver la compiacenza di non guastare con delle importune rivelazioni la mia condizione d'adesso.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





Galantino Clelia Venezia