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      .. se le sostanze del marchese e le proprie si fossero unite in una facoltà sola. E a questa considerazione tormentosa dava ansa il fatto che il marchese viveva una vita scostumata e discola, e non aveva un pensiero al mondo d'accasarsi con nessuna patrizia nè di Milano nè di fuori. I luoghi comuni e le tirate sulla virtuale ferocia dell'ambizione si trovano in tanta copia presso tutti gli autori di commedie e di tragedie e di racconti morali, che torna affatto inutile una nuova dimostrazione delle sue attitudini spaventose, segnatamente dopo la famosa parlata del convenzionale Aristodemo; però, il lettore può farsi capace dello stato dell'animo del conte F..., e come avesse tremato ad ogni annuncio che il marchese prolungasse di troppo i suoi amori colla tale e colla tal'altra; e come si fosse consolato alla novella ch'erasi finalmente risoluto di mandar al diavolo colei che avea tenuto il segreto di dominarlo più di tutte; e come avesse provato gli effetti di un colpo apopletico quando sentì che una amante di colui aveagli partorito un figliuolo, ed egli erasi acconciato a conviver con essa e con esso; e come un contraccolpo apopletico gli fosse minacciato dal giubilo che lo fece trasalire alla notizia che il suo fratello, come Abramo, avea finalmente ripudiata quell'Agar in uno col suo Ismaele; e come poi gl'imperversasse nell'animo una vicenda tormentosa di timori e di speranze, quando, percosso il fratello marchese da lunga e penosa malattia, il conte sentì a vociferarsi d'intorno che il prevosto di San Nazaro, cogliendo al varco la di lui natura, fatta più mite dal malore, lo avesse consigliato a non lasciare in balìa della fortuna l'innocente fanciullo ch'esso ebbe dalla infelice Baroggi, e come anzi per dettatura del notajo Macchi avesse scritto di proprio pugno un testamento a favore di quel fanciullo medesimo.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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