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      Però non è detto che un tal germoglio non possa fruttificare col tempo, e al contatto di circostanze speciali; sebbene l'uomo antico di quando in quando torni pur sempre a far capolino attraverso alle cangiate abitudini dell'uomo nuovo.
      Ecco perchè tra questo colloquio del Galantino colla contessa, e l'altro ch'ei tenne con lei medesima a Venezia, l'intonazione è così diversa, che ci par quasi di trovarci al cospetto di un'altra figura. Ma non si tratta di un dramma in cui l'azione si svolga in ventiquattr'ore; in un giorno un uomo non può menomamente modificare il suo carattere: ma nel corso di una vita intera ben si può dire che, dall'adolescenza alla gioventù, alla virilità, alla vecchiaia, egli presenta nell'animo tante alterazioni quante appaiono nella sua faccia. Non è che l'arte di convenzione quella che considera un uomo come se fosse fatto d'agata, e come l'agata impenetrabile dal tempo.
      Chi applicò alla vita l'osservazione continua, ci saprà dire se abbiam ragione.
      Continuando adunque il silenzio più che la circostanza lo avrebbe dovuto permettere, la contessa ebbe campo di volgere in mente più pensieri, e infine:
      - Sentite, signore, gli disse.
      L'iracondia era scomparsa, l'accento mutato, e ad infletterlo non era rimasto che un fremito lieve lieve e quasi non avvertibile di singhiozzo; e coll'accento mutato erasi mutata anche l'espressione del volto della contessa. Esso appariva sconvolto ma tranquillo, ma soffuso di un languore soave, e il labbro per la prima volta schiuse al Galantino un mesto sorriso.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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