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      In fatti, da quel governo pauroso d'ogni libero pensiero e della scienza multilatere e feconda, essendosi interdetto in Roma ogni altro studio che non fosse la sterile erudizione, o alcuna di quelle discipline che non hanno irradiazione sulla vita pratica nel momento di assestare il nuovo ordine di cose, i migliori, chiamati al potere legislativo e consultivo, tra' quali primeggiava l'archeologo Visconti, conoscendo poco il presente e non curandosi affatto dell'avvenire, per disperazione si rifuggirono nel passato, che era il solo loro dominio, e nel riprodurlo non seppero atteggiarlo e piegarlo ai nuovi bisogni dell'umanità; ned ebbero riguardo alla sostanza, la quale avea fatto la grandezza e la potenza degli antichi; ma soltanto ai nomi, alle forme, alle apparenze; perciò nei quattordici titoli della costituzione ricomparvero, come se fossero scavi archeologici e colonne e statue infrante, il senato e il tribunato, e pretori consolari e questori e edili: nomi che si guastarono con certe strane definizioni che derivavano da una scienza impregnata di rettorica e d'Arcadia; onde il tribunato fu chiamato l'immaginazione della Repubblica, e il senato la ragione della Repubblica. Il primo dovea farsi un onore e un dovere di mandare le sue proposizioni al secondo, acciò maturamente le ponderasse; onde tutti i giorni vedeansi i messaggi che conducevano l'immaginazione a umiliare i suoi complimenti alla ragione.
      Ma ci voleva ben altro che forme e pompe e cerimonie arcadiche; il mal governo papale aveva lasciato vuoto l'erario, e un abisso di povertà e di miseria pubblica.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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