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      Però quando i personaggi di nostra conoscenza arrivarono a Lainate, giunsero più in tempo per far colazione che per empire il carnajo. Tra questi personaggi non si poteva defraudare il primato al conte Paradisi, a Vincenzo Monti, al librettista legulejo Anelli, e ad altri dell'inclita classe dei letterati, che il duca Litta voleva invitar sempre. In quanto al vicerè ed ai giovani ufficiali del suo stato-maggiore, sebbene sentissero l'obbligo di fare entro la giornata la loro mezza dozzina di fucilate, avevano altro per la testa. Essi erano cacciatori in ogni modo; ma cacciatori di cacciatrici. Le più eleganti e desiderate di queste, dalle carrozze passarono sulle selle inforcate dei leardi più o meno docili ed ammaestrati, che il duca Litta aveva fatto loro apprestare.
      Così venne preparandosi una cavalcata, che poteva assomigliare a qualcuna delle più pittoresche del medio evo. Dopo qualche tempo la schiera, che era numerosa, cominciò a scomporsi, a dividersi, a sciogliersi in vari gruppi di otto, di sei, di quattro...
      Dopo qualche tempo ancora si potè notare che non v'erano più gruppi ma coppie, e che taluna di queste coppie, a scoprir nuovo terreno e a veder nuovi accidenti di prospettive, s'era sbandata senza domandare il permesso a nessuno. Il vicerè per lungo tratto di via s'era sempre intertenuto a parlare col ciambellano marchese conte Pallavicini; poi a un certo punto, come se fosse per caso, si portò di slancio vicino al conte Aquila. La contessina Amalia, che cavalcava anch'essa, erasi dilungata di tanto quanto misura un cavallo, perchè un suo fratello l'aveva soffermata per raccorciarle la staffa.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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