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      Quando uno dice: quel tale mi è orribilmente antipatico, e non so il perchè; non gli credete; il perchè lo sa benissimo; egli teme che colui non lo tenga in quel conto a cui egli aspira. Ma in conseguenza di ciò appunto, se per caso quel tale, contro l'aspettazione, si fa innanzi con degli attentati di grande considerazione, l'antipatia scompare di colpo e si converte nel suo contrario. Ecco perchè soventi volte vediamo diventare amicissimi due che si scansavano per antipatia. Dopo tutto, non è facile dar l'idea della repentina trasformazione che avvenne non solo in tutti i pensieri, ma, quasi diremmo, nello stesso carattere del conte Aquila, durante lo strano colloquio avuto col vicerè. Il suo orgoglio non fu mai sì appagato, lusingato, gonfiato, come in quel giorno. Quello fu per lui il più grande dei suoi trionfi; fu un trionfo inatteso che lo mise sossopra tutto quanto. Fece l'effetto di quei poderosi agenti chimici che improvvisamente decompongono e snaturano una sostanza. Nulla però ne trasparì al di fuori; il conte Aquila si contenne, e rispose pacato:
      - Mi fa meraviglia, altezza, come l'imperatore abbia potuto avere il tempo di pensare a me; come altri abbia osato fargli perdere il tempo parlandogli di me. Mi rincresce però che ciò sia avvenuto; che S.M. mi abbia dato un valore mille volte superiore al vero. Il fermo proponimento di rimanere nell'oscurità in cui mi trovo potrebbe parere scortesia e peggio; mentre non è che un bisogno, una necessità della mia vita fisica, morale, intellettuale.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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