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      .. ma che voi, signor conte, col vostro ingegno non mi arriviate, è assai strano.
      - E vi capisco sempre meno, continuava il conte con quel sorriso tra lo sprezzo e l'indulgenza onde si tien conto delle parole di chi sembra soverchiamente esaltato dai vapori vinosi.
      - Oh adesso poi mi sentirete a sfoggiare eloquenza; mi sento in vena, e voglio ripetervi le parole dette una sera da Ugo Foscolo... A proposito del quale mi fanno ridere gli asini che pretendono gli sia stata tolta la cattedra per incapacità. Altro che incapacità! Badate: io che non ho fatto nessun studio e non ho mai potuto pigliar gusto a nessuna lettura, pure ho imparato infinite cose quella sola volta che per tutta una sera l'ho sentito parlare, e a gridare, e a tuonare, e a mettere in un sacco tutti quelli che stavano in conversazione, compresi i chiacchieroni di mestiere, e i colleghi di mio marito, che per la smania di contraddire, non so che cosa direbbero. Ebbene, sapete che cosa ha detto Foscolo? mi pare d'avervene già parlato; ha detto, dunque, che un principe donnajuolo e che pretende abusare della condizione regia nel fatto di donne, è il più detestabile tiranno che mai possa darsi... e citò non so che fatto della storia romana, per cui i re se ne andarono a spasso per una bricconata di un giovinotto che aveva tutto il carattere di Beauharnais.
      Oh guardate che cosa vi arrivo a dire... Vi arrivo a dire che se mio marito, fingendo di conoscere il vicerè, gli avesse regalato un carico di legnate, quando mi faceva la corte, quella sarebbe stata la prima e la sola volta che la gelosia d'un marito, che di solito mi fa ridere, mi avrebbe dato piacere.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





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