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      Perfino i gran signori, quando hanno bisogno di me, non vogliono pagar quasi più nulla. Anche ieri poco mancò non venissi alle mani con un prepotente.
      - Oh, com'è stata? racconta.
      - Se mi son frenato, è perchè colui aveva le spalline.
      - Qualche generale francese?...
      - No... un nostro milanese... il marchese Visconti...
      - Quale?
      - Il colonnello della guardia civica.
      - Hai fatto male a non lasciargli un ricordo.
      - Sì, per andare in galera...
      La Falchi tacque un momento; era sopra pensiero... infine si alzò in sui gomiti, come per cambiar positura; in quell'atto le trine della camicia si scomposero alquanto.
      - Signora, io vado via subito.
      - Che diavolo hai?
      - Quando mi trovo in questa stanza, mi par di girar sullo spiedo e mi sento bruciare...
      - Oh diamine!
      - Voglia almeno aver la bontà di nascondersi nella coltre, sino alla testa. Ah signora, che cosa io farei per...
      - Bada, briccone, che tiro il campanello; e qui avendo ella steso il braccio e la mano verso la corda, rivelò delle proporzioni romane e delle tinte venete.
      - Senti, continuò poi, se io venissi a sapere che tu hai data una buona bastonatura al colonnello, e fosse tale da obbligarlo a letto per qualche mese, ti assicuro che verrebbe la mattina in cui tu saresti contento di me.
      Dette queste parole, alzò dietro il capo simmetricamente ambe le braccia, quasi per accomodarsi le treccie; il qual movimento le rovesciò fin alle spalle le maniche della camicia.
      - Tu dunque devi avermi compreso, proseguiva intanto; e lo guardò a lungo, come chi adopera gli occhi invece delle parole.


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Cent'anni
di Giuseppe Rovani
pagine 1507

   





Visconti Falchi