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      Molti di coloro che passavano pareva che mi conoscessero, e mi domandavano dove andassi cosģ solo: alla quale domanda rispondevo nominando un luogo dove mio zio soleva andare, e dove ero mandato, dicevo, per una commissione. Non avevo con me alcuna sorta di cibo, e neanche un soldo per comprarne; ma facevo delle buone mangiate d'uva squisita che chiedevo ai contadini nei vigneti, e che essi cortesemente mi davano appena l'avevo chiesta. Verso sera entrai in una piccola cittą, dove ero stato qualche altra volta, e dove sapevo che era in costruzione una nuova chiesa. Mi recai direttamente colą, mi coricai tra due grosse pietre, dissi le mie devozioni e poi mi addormentai.
      Quando mi svegliai, il sole era gią alto, e ripresi il cammino. Ero tutto indolenzito e avevo i piedi gonfi, per cui cominciai a dubitare seriamente se avrei potuto reggere sino al termine del viaggio. Nulladimeno mi trascinavo avanti come potevo, e poco dopo giunsi ad una casetta bianca, mezzo nascosta tra gli alberi. Ma qual fu il mio sbalordimento quando, nel mentre che le passavo davanti, sentii sopra il mio capo una voce ben nota esclamare: "Finalmente eccolo!". Alzai gli occhi, e vidi ad una finestra le facce beffarde del canonico e della Margherita, i quali avendo il giorno innanzi perduto le mie tracce, mi avevano senza saperlo oltrepassato mentre dormivo, e si erano appostati in quell'albergo, dal quale vigilavano la strada, per cui sarei dovuto necessariamente passare. Il resto facilmente s'indovina.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





Margherita