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      . Queste parole, interrotte dai singhiozzi, dalle strida, da un appassionato batter di piedi e dalle imprecazioni, furono l'unica spiegazione che dessi del mio improvviso apparire.
      Alla vista del sangue, di cui ero intriso, e della selvaggia espressione della mia faccia gonfiata, il povero vecchio restò sbalordito e senza parola. Quindi, affrettandosi verso di me, mi obbligò con gentile violenza a sedere, e con le lacrime agli occhi e con voce tremante prese a parlarmi con tanta bontà e tenerezza che io ne fui commosso, e finalmente mi sfogai in lacrime, che mi furono di gran sollievo. Così potei fargli un fedele racconto di quanto mi era accaduto, e che egli ascoltò col più profondo dolore. Mi persuase quindi a seguirlo nell'infermieria: mi pose a letto, ed aiutò l'infermiere a lavarmi la faccia, e ad applicare degli empiastri alle parti gonfie.
      Vinto da questa commovente e paterna sollecitudine, gli lasciai fare tutto ciò che volle, ed ascoltai facilmente quanto mi disse sul pericolo di dare il freno libero alla collera; ma insistei sempre nel voler veder mia madre. E fu mandata a chiamare. Venne la mattina seguente, e rimase colpita in modo spaventevole alla vista della mia faccia gonfia e ammaccata. Le raccontai con molte lacrime la mia disgrazia e le manifestai il fermo proponimento di abbandonare il collegio. Contro la mia aspettazione, ella non trovò nulla a ridire (non già che io supponessi che, per la sua parte, avesse potuto farlo, che Dio la benedica!). Solamente osservò che sarebbe stato bene conoscere le cose, ed escì col P. Rettore.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





Dio Rettore