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      Soltanto il tintinnio argentino dei campanelli dei greggi che tardi tornavano alla stalla, e il lontano saluto che si ricambiavano i battelli, rompevano a quando a quando il silenzio.
      In quel mentre sonò la campana dell'Avemmaria da una chiesa vicina. Era la chiesa di S. Barnaba, alla quale è annesso un piccolo convento dei Padri Cappuccini, dove i giovani che si consacrano a quell'ordine fanno il noviziato. Quel convento s'innalza, isolato da ogni parte, sul declivio di un'arida collina; il suo aspetto è sempre mirabilmente lugubre, ma più che altro la sera. Entrammo in chiesa, affatto buia, eccetto un angolo del coro debolmente rischiarato da una lampada. Una mezza dozzina di novizi stava inginocchiata sul pavimento di pietra, salmeggiando. Di tratto in tratto qualcuno di essi alzava la testa verso l'immagine del Salvatore sopra l'altare, lasciando vedere in qualche modo un volto emaciato e consunto dalle penitenze e dai digiuni. Il suono della campana, la solitudine e quell'ora mi avevano fatto entrare in una vaga e malinconica fantasia. La scena dell'interno della chiesa, come una rivelazione improvvisa, dette un carattere determinato e segnò uno scopo alle aspirazioni indefinite che si agitavano dentro di me. Pareva che una voce interiore mi dicesse: "È qui ciò che cerchi!". Io pregai lungamente e con fervore, ed uscii dalla chiesa con la certezza che Dio mi chiamava a servirlo nella solitudine e nella preghiera.
      Confidai subito i miei pensieri ad Alfredo e gli proposi che anch'egli si facesse cappuccino.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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