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      Quando non l'avete, venite da me e faremo un po' di conversazione insieme, la quale sarà molto meglio che una confessione fatta indegnamente, ed io vi farò tutti i certificati di cui avrete bisogno". Questa transazione mi levò un gran peso di sullo stomaco.
      Intorno a quel tempo, essendo una sera tornato a casa un po' prima del solito, trovai mia madre che piangeva. Non volle dirmi il perché, ma capii che ella era tutt'altro che felice; e poiché indovinai quale ne fosse la causa, così questa scoperta aggravò la mia miseria. Io amavo mia madre così teneramente, che non potevo sopportare di vederla angosciata.
      Ero in questa condizione d'anima, quando feci relazione con un mio condiscepolo, che da tanto tempo desideravo conoscere. Questa conoscenza si cambiò molto presto in una stretta e cordiale amicizia, che veniva opportunamente a sollevare le mie sofferenze e a versare un balsamo dolcissimo sulle piaghe dell'anima mia.
     
     
     
      CAPITOLO XVII
     
      Come feci la conoscenza di Fantasio
      e come ambedue facemmo quella del Direttore
      di polizia. Le cose di Cesare vengonoa una improvvisa risoluzione. La sua malattia
     
      Ecco come andò che io feci la conoscenza di Fantasio (con questo nome chiamerò il mio nuovo amico).
      Una sera d'estate molto calda, andammo in una dozzina di studenti all'Acquasola per godere un po' di fresco. Nuovi abbellimenti erano stati fatti da poco tempo in quel pubblico passeggio: nuove aiuole di fiori, praticelli erbosi cinti da graticolati di legno per ripararli dai guasti. Essendoci sdraiati così a caso, parte in terra e parte su qualche sedile vicino ad uno di quei recinti, uno dei nostri compagni, facendogli troppo caldo, si levò la giubba e la appoggiò ad un piolo.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





Fantasio Direttore Cesare Fantasio Acquasola