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      Gli rispose che desiderava studiare medicina e il suo desiderio venne appagato. Fu iscritto nei registri, presentò i documenti richiesti e fu ammesso senza difficoltà. Io poi ottenni facilmente la riammissione, e il primo giorno della riapertura Cesare ed io andammo a braccetto all'Università.
     
     
     
      CAPITOLO XVIII
     
      Colpo inaspettato e dilemma senza uscita.
      Mio padre va sulle furie e vuole che io mi metta in moto
     
      Quell'anno l'Università era veramente e realmente riaperta. I professori, per i quali il dar lezioni nella propria casa era di grave scomodo, avevano fatto su ciò i più vivi lamenti alla Giunta provinciale della pubblica istruzione, e la Giunta provinciale ne aveva riferito ai superiori, gli eccelsi Commissari per la riforma del pubblico insegnamento a Torino, i quali, dopo matura riflessione, deliberarono di fare il desiderato cambiamento, prendendo sopra di sé la responsabilità dei possibili pericoli che alla sicurezza del regno sarebbero venuti dall'agglomerazione di parecchie centinaia di studenti nel medesimo luogo per poche ore del giorno. Così da quel tempo le lezioni si davano all'Università.
      Questa novità, per noi graditissima, portò con sé un'altra novità molto meno gradita, il ristabilimento della così detta Congregazione, cioè la riunione degli studenti, per sentire la Messa e pregare in comune nelle domeniche e nelle altre feste comandate. L'assistere agli uffizi divini era d'obbligo. Con la Congregazione era ristabilito l'uffizio di Prefetto della medesima, naturalmente un prete, la cui speciale incombenza era di accertare la presenza degli studenti.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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