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      Per amor del cielo, babbo, si calmi, si calmi e mi ascolti
      . "Levatevi di qui, vi ripeto, liberatemi dalla vostra presenza, non voglio sentir nulla!". E si avviò verso la porta per uscire.
      Il sentimento della innocenza ingiuriata mi dette coraggio. Io mi posi fra lui e la porta gridando: "Mi calpesti pure se così le piace; ma mi ascolti. Io merito la sua pietà e non il suo sdegno. Non voglia schiacciare chi è tanto profondamente ferito. Come è vero che c'è un Dio nel cielo, io sono innocente". E detti in un pianto dirotto.
      Non crediate di sopraffarmi: potete risparmiarvi le vostre lacrime e le vostre menzogne!
      .
      Dio sa che dico il vero!
      risposi io con gran calore; "io sono punito per una supposta partecipazione a un disordine avvenuto in Congregazione la domenica scorsa. Non vi assistevo neppure!".
      Non avevo finito di pronunziare queste parole, che mi accorsi di aver detto più di quello che intendevo dire.
      Voi non ci assistevate?
      ripigliò mio padre molto raddolcito. "Benissimo! Se questo è vero, tutto potrà rimediarsi. Vi sarà facile provare che voi non eravate presente. E dove vi trovavate?".
      Non c'era modo di tirarsi indietro; ma bisognò bere la tazza sino all'ultima feccia.
      Ero in luogo dove non avrei dovuto essere. Le dirò ma ella mi abbia qualche indulgenza
      . E feci la mia schietta ed intera confessione. La burrasca, fino allora sospesa in aria, si rovesciò furiosamente sul mio capo. Mio padre mi fece i più amari rimproveri. Io ero, secondo lui, un giocatore perduto, un prodigio indurito, un frequentatore di bische, la disgrazia della famiglia, la vergogna dei suoi capelli grigi.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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