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      Ricevetti questa grandine d'invettive senza turbarmi affatto, lo confesso, perché mi sentivo molto diverso da quello che egli mi dipingeva; ma lo stetti ad ascoltare sommessamente senza proferir parola e senza provarmi ad attenuare minimamente il mio fallo. Mi sentivo colpevole e così espiavo la mia colpa: era giusto. Stanco finalmente di sfogare la collera, mio padre prese il cappello e se ne andò. Io avevo ricevuto i peggiori trattamenti, ma avevo risparmiato a mia madre e al mio fratello una brutta scena, e questo era per me un gran conforto.
      Il giorno dopo mio padre non mi rivolse una parola e neanche uno sguardo; ma la mattina seguente venne in camera mia e mi disse: "Ebbene, ieri faceste nessun passo?".
      Nessunorisposi.
      Veramente prendete la cosa con una impassibilità, che sarà molto filosofica, ma che è anche molto provocantemi rispose stizzito.
      La prego, mi consigli, m'indichi una strada, mi dica che cosa debbo fare e lo farò
      .
      Lo dite con un'aria di rassegnazione, come se vi si chiedesse di fare un sacrifizio per qualcuno che non vi appartenga; eppure mi sembra che sia un affare tutto vostro
      .
      È vero; ma mi scusi, in me non manca certamente la volontà; soltanto non so vedere che cosa debbo fare, eccetto che io non mi appigli alla prova d'un alibi, che mi renderebbe ridicolo a tutta la città
      .
      E chi vi dice di farlo? Voi in ogni cosa mettete sempre dell'asprezza, né c'è modo che parliate con calma
      .
      M'accorsi che l'unico mezzo di allontanare una burrasca era quello di frenare la lingua; perciò feci silenzio.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471