Pagina (201/471)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Una lettera del mio zio canonico, che dovette essere fulminante, venne a gittar legna sul fuoco. Era letta e commentata, e Dio sa con quanta amarezza, in mia presenza. Ma quel che fu peggio ancora fu l'arrivo dello zio pochi giorni dopo. La testa del degno canonico non era mai stata delle più forti, e i dieci anni dal tempo che gli servivo messa non l'avevano punto migliorata.
      Una delle sue debolezze, che forse ho tralasciato di notare, era il credere che la sua presenza valesse a rimettere ogni cosa al suo posto. La sua espressione favorita in tutte le grandi occasioni era: "Andrò io stesso". Ed era venuto!
      Con lui entrò nella famiglia il diavolo in persona. Le prediche che mi faceva erano senza fine; e debbo dire a onor mio, che le ascoltavo con una pazienza e una mansuetudine a me stesso meravigliose. Qualche volta però la prova era troppo grande, perché la pazienza umana ha i suoi limiti. Allora accadevano scene terribili. Mi sembra ancora di udire l'aspra voce di soprano del canonico, il quale giurava per tutti i santi del cielo che ci avrebbe diseredati e ridotti all'elemosina.
      Mio padre da parte sua dichiarava che era stanco di far sacrifizi per un branco di figliuoli sconoscenti, e che voleva ritirarsi in campagna.
      Queste scene rendevano tutti noi oltre ogni dire infelici: ma più di tutti la mia povera madre, che non si stancava mai di confortarmi. Lo stesso facevano Cesare, Fantasio e l'amato zio Giovanni, che caldeggiava la mia parte, e la cui bontà non cessava mai per me: ma la loro benevolenza era una stilla di miele in un vaso pieno di assenzio.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





Dio Cesare Fantasio Giovanni