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      Finalmente ci fermammo, senza che potessi punto raccapezzarmi dove ci trovassimo. Sentii girare la chiave in una toppa, entrammo e salimmo due scale. Una porta si aperse; passammo in un andito, e alla fine fummo al luogo destinato. Mi fu tolta la benda, e mi trovai in un'ampia sala, addobbata piuttosto con lusso che con eleganza. Un gran fuoco ardeva in un enorme camino, e una lampada pesante con un globo d'alabastro spandeva all'intorno una luce dolce e temperata. Sul pavimento era steso un grosso tappeto di color rosso scuro; un magnifico drappo damascato pendeva all'estremità della stanza, il quale probabilmente nascondeva un'alcova. Eravamo cinque persone nella stanza: i miei due conduttori, due altri, egualmente in domino nero, forse quegli stessi che ci avevano seguiti, ed io. Il domino nero più alto, che pareva essere il capo, e che io da qui innanzi chiamerò il Presidente, si adagiò in una sedia a bracciuoli, i due ultimi venuti gli sedettero l'uno a destra, l'altro a sinistra; dietro a lui si collocò il domino donna. Il Presidente mi accennò d'avanzarmi; ed io, avendolo fatto, venni a rimanere in faccia alle quattro persone, e dirimpetto all'alcova. Dopo una breve pausa, cominciò una specie d'interrogatorio. Parlava il domino più grande, il quale mi rivolgeva la parola nella seconda persona singolare.
      Qual è il tuo nome, cognome ed età?
      .
      Glielo dissi.
      Hai tu congetturato lo scopo della tua presenza in questo luogo?
      .
      Credo di sì
      .
      Persèveri nell'intenzione d'entrare nella Confraternita dei Buoni Cugini?


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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