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      Formammo il nostro piano di battaglia; e ci demmo solenne promessa di star sempre uniti e di non separarci mai, durante il combattimento.
      La notte era quale poteva desiderarsi da cospiratori, cioè oscurissima e molto fredda per la stagione. Appena arrivati sul ponte, si fece sentire il suono d'un armonium. Quelle malinconiche modulazioni mi sorpresero e mi commossero fortemente. Un brivido mi corse per le ossa da capo a piedi; Fantasio strinse il mio braccio.
      L'armonium era lo strumento scelto dai Buoni Cugini per dar segnali a qualche distanza. Ci avanzammo alla volta di quel suono, e trovammo un uomo intabarrato col quale scambiammo alcune parole di riconoscimento. L'uomo c'invitò a seguirlo. Voltammo a sinistra della chiesa di Santa Maria, e per uno stretto vicolo giungemmo in una spianata solitaria aperta e quadrata, ove sorgeva il palazzo Fieschi. Qui ci fu detto di fermarci, ed aspettammo qualche tempo. Quel luogo segreto e fuor di mano era stato bene scelto per il nostro bisogno. "Pare che noi siamo i primi", dissi sottovoce a Fantasio, non vedendo alcuno. "Osserva alla sinistra della piazza" rispose "e vedrai che non siamo soli". E difatti, a forza di aguzzare gli occhi, mi parve di discernere colà alcune figure d'uomini. "La piazzetta è assai piccola" osservai io "e se l'assembramento è generale, non so come possiamo entrarci tutti. Hai tu un'idea approssimativa di quanti siano i Buoni Cugini in Genova?". "Migliaia e migliaia", rispose Fantasio; "ma è possibile che vi siano parziali assembramenti in più luoghi".


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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