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      Ecco la spiegazione. La censura, la cui antecedente tolleranza in materia di stampa era terminata con le gloriose tre giornate, cominciò a cancellare sistematicamente interi articoli. Tutti coloro che hanno avuto a che fare con giornali, sanno quanto sia difficile riempire lì per lì una lacuna di questa fatta: eppure una, due ed anche tre volte in un modo o in un altro fu riempita. Ma venne il giorno che questo non fu più possibile, e il periodico o doveva uscir fuori con una pagina bianca o non uscire in nessun modo: e non uscì. Così spirò il povero giornale fiorentino.
     
     
      CAPITOLO XXVI
     
      Perché la voglio rompere con Lilla,
      e come non ci riesco.
      La mia fiducia in lei è scossa
     
      A suo tempo tornammo in città, ed io mi rimisi alle solite occupazioni. Il titolo di dottore in legge mi conferiva soltanto il diritto di dar consulti, che nessuno mi chiedeva, o di comparire innanzi al Giudice di pace. Perché fossi ammesso a patrocinare innanzi ai tribunali, era necessario che provassi d'aver fatto tre anni di pratiche nello studio di un avvocato a mia scelta. Perciò entrai come praticante nello studio di un avvocato di molto grido, presso al quale stavano facendo il loro tirocinio parecchi tra i miei compagni di Università, nel numero dei quali era anche Fantasio. Il vecchio consultore era sopraccarico d'affari e non badava più che tanto ai suoi praticanti. Purché ci vedesse nella prima stanza con qualche volume in folio tra le mani nelle ore che era solito di entrare o di uscire, non s'occupava d'altro.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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