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      Potei alla fine riuscire a fargli capire per mezzo di parecchi gesti significativi, che toccava a lui a parlare. Perciò si volse al più anziano de' due ufficiali civili e gli domandò la ragione di quella visita domiciliarla.
      Come uno spirito a cui si dice che debbasi parlare prima che possa parlar esso, il Commissario fece uno o due passi avanti, cavò un gran foglio e cominciò a leggere: "Per ordine di Sua Eccellenza il Governatore di Genova il Commissario di polizia del secondo Circondario è invitato a procedere all'arresto immediato del signor avvocato Camillo Benoni".
      Il grido mezzo represso che uscì involontariamente dalle labbra di mia madre interruppe il leggente che si guardò attorno con un'aria confusa. Io m'ero già fatto innanzi per parlare, quando il più giovane dei due ufficiali di polizia mi girò rapidamente dietro le spalle dicendomi così basso e rapido che potei piuttosto congetturare che intendere le sue parole: "Tacete! Ne va la vita."
      Un momento innanzi la mia condizione era così disperata che il pensiero o la speranza di poterla scampare sarebbe stata follia; ed ora, per una fortunata combinazione, o piuttosto dovrei dire per grazia speciale del Signore, mi si apriva una via di salvezza. Al mio era stato sostituito, per uno sbaglio inesplicabile, il nome di mio fratello maggiore ed ho già detto che egli pure era avvocato. Siccome non si era mai mescolato nelle nostre faccende, se poteva succedergli d'esser ritenuto in prigione fino a tanto che non si fosse scoperto l'errore, non c'era però da temere per lui altro più grave pericolo.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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