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      Rimasi qualche tempo affatto immobile, con gli occhi chiusi, con le mani e i piedi fermi; ma non c'era verso: il sonno era sordo alla chiamata. L'irrequieta attività della mente la vinceva sulla stanchezza del corpo, e dentro agli orecchi sentivo un rumore come di acque cadenti, che metteva in fuga il sonno. S'aggiunga che la sete s'era resa insopportabile: onde m'arrischiai di scendere da quell'altura, a cui m'era arrampicato, alla parte inferiore e più coltivata del monte in cerca di acqua.
      Per buona sorte non tardai molto a trovare una fontana.
      Bevetti avidamente, e sentii un gran piacere a lavarmi le mani e il viso, e quindi tornai a sdraiarmi sotto un albero lì vicino, per dormire o almeno per riposare. Innanzi a me luceva l'immensa distesa del Mediterraneo d'un azzurro più carico e più scintillante che quello del cielo che gli splendeva sopra. Quivi rimasi, per quanto tempo non so, ma certamente per delle ore. Non dormii, me ne ricordo bene; ma caddi in un dormiveglia, durante il quale ebbi un sogno o piuttosto un'altra visione.
      Fino a questo momento io ignoro se nel mare, dirimpetto a me, vi fosse realmente un'isola. Io vidi o sognai di vedere, che ve n'era una; e con altrettanta chiarezza vidi l'imperatore Napoleone giacer là morto, vestito come sempre si rappresenta, col suo noto cappello e con gli stivali. Non so come mai avessi in sogno una visione di Napoleone, col quale non avevo mai avuto nulla a che fare e che non avevo visto nemmeno. Egli però giaceva là distintamente innanzi ai miei occhi.


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Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano
di Giovanni Ruffini
pagine 471

   





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