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      Gran mercè a lei, io posso una volta lodare senza condescenze, e gran mercè a lei, i troppo sottili osservatori vedendosi mancar tra mano l'impiego d'una delicatezza dispettosa, non d'altro mai vaga che di dissotterrar difetti, animati d'un nuovo spirito che da lei muove, passano con un contento indicibile da eterne censure a sincerissimi applausi.
      A non far complimenti, mi arrisicherò a dire che la maggior parte delle donne, di tutte le lodi che si danno loro ne hanno a saper più grado alla nostra adulazione che al proprio merito. Emilia sola non ha a riconoscer da altri che da se medesima la giustizia che le vien resa, e sicura del bene che se ne ha a dire, ella non ha propriamente altro interesse che il bene che se ne può cavare.
      In fatti, se i suoi nemici parlano di lei, facciano quello che vogliono, non possono tradire la loro coscienza, e benchè a malincorpo, confessano ingenuamente la gran parte [...] che non possono far di meno di non riconoscervi. Gli amici poi, se si mettono su le sue lodi, facciano essi ancora per un altro verso quello che vogliono, non trovano la via d'aggiugnervi nulla del loro. Così i primi, quando vorrebbono secondare la malignità del loro cuore, son forzati a rendersi alla ragione: e i secondi, con tutta la lor parzialità, inabilitati a potersi mostrare nè favorevoli, nè ofiziosi, da una parte si rallegrano, e dall'altra s'affliggono di non poter esser altro che giusti. Così Emilia se ne sta al giudicato senza sperar niente dal favore e senza apprender niente dalla mala volontà: la sola cosa che ella potrebbe temere (poichè è in arbitrio d'ognuno l'occultare i propri sentimenti) sarebbe la malizia del silenzio, unico torto che potrebbono farle gl'invidiosi e i nemici; ma lasciando queste cose generali, venghiamo a descriverla un poco più in particolare.


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Opere slegate
di Charles de Marguetel de Saint-Denis de Saint-Évremond
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Emilia