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      Nelle loro narrative c'impegnano, con la concatenazione d'un racconto gustoso e naturale, a andar lor dietro d'una cosa in un'altra senz'avvedercene. Nelle concioni ci portano via con la veemenza del discorso, perchè dandoci campo d'esaminare a posat'animo il poco fondo di vera ragione che riman sotto all'esagerazioni dell'eloquenza, non venissimo a formar delle opposizioni tacite a quel che pretendon di persuaderci.
      In un Consiglio di stato o di guerra, affolteranno ragioni sopra ragioni per determinare gli animi più irresoluti al partito che si vuol ch'e' piglino: ma negli elogj, dove si tratta d'aver a discernere quel che è virtù e quel che è vizio: dove s'ha a strigar le diversità che s'incontrano in un temperamento: dove, oltre al distinguer in digrosso le sue varie qualità, s'hanno anche, qualità per qualità, a partir per minuto le lor differenze subalterne, bisogna metter da banda e lo stile che ci conduce, e quel che ci strascica, e quella maniera di raziocinj affoltati che non danno tempo di respirare al nostro. Al contrario, bisogna levarci dinanzi tutto quel che c'incanta e tutto quel che ci fa travedere, tutto quel che ci opprime, per lasciare il nostro discernimento isolato nel pacifico possesso di tutti i suoi lumi, legato solamente a ciascheduna espressione d'uno stile slegato e d'una costruzione variata, per non lasciarci vagare in considerazioni troppo raminghe. Così il lettore è obbligato a star tutto lì, e ad osservar ogni pennellata.
      Ecco come gli antichi formavano i loro elogj.


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Opere slegate
di Charles de Marguetel de Saint-Denis de Saint-Évremond
pagine 263

   





Consiglio