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      Sandokan li arrestò con un gesto, poi disse, guardando l'orologio che portava alla cintura:
      — Sono le sei: fra due ore il sole sarà scomparso e le tenebre piomberanno sul mare. Che ognuno si metta alacremente al lavoro onde il praho, per la mezzanotte, sia pronto a riprendere il mare.
      — Attaccheremo l'incrociatore? — chiesero i pirati, agitando freneticamente le armi.
      — Non ve lo prometto, ma vi giuro che verrà ben presto il giorno in cui noi vendicheremo la sconfitta. Noi mostreremo, al balenare dei cannoni, la nostra bandiera sventolar sui bastioni di Vittoria.
      — Viva la Tigre! — urlarono i pirati.
      — Silenzio — tuonò Sandokan. — Si mandino due uomini alla foce del fiumicello a spiare l'incrociatore e altri due nei boschi, onde evitare di farci sorprendere, si curino i feriti, poi tutti al lavoro.
      Mentre i pirati si affrettavano a fasciare le ferite riportate dai loro compagni, Sandokan si recò a poppa e stette alcuni minuti in osservazione, spingendo lo sguardo verso la baia, il cui specchio d'acqua si scorgeva fra uno squarcio della foresta. Cercava senza dubbio di scoprire l'incrociatore, ma questo pareva che non avesse osato spingersi troppo vicino alla costa, forse per la tema d'incagliarsi sui numerosi banchi di sabbia che colà si estendevano.
      — Egli sa di tenerci — mormorò il formidabile pirata. — Aspetta che noi usciamo nuovamente in mare per sterminarci, ma se crede che io lanci i miei uomini all'abbordaggio s'inganna. La Tigre sa anche essere prudente.
      Si sedette sul cannone, poi chiamò Sabau.


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Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
pagine 343

   





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